Amo viaggiare, mi piace il viaggio lungo, il viaggio lento.

Ho un b&b anche perchè amo stare a contatto con viaggiatori,

sentire le loro storie e i racconti di luoghi da scoprire.

Proprio di questi tempi l’anno scorso ero in Colombia! 

Pericolosa, difficile, scelta sbagliata? Niente di tutto questo!

 

 

Colombia è natura ,colori, frutti tropicali incredibili e sorrisi che ti avvolgono!

I colombiani sono persone aperte, accoglienti, amano parlarti e introdurti alla loro terra.

 

Da non credere, il mio viaggio in Colombia è diventato un viaggio spirituale

e d’ispirazione, fatto di incontri forti che mi parlavano di cambiamento!

Subito sono stata accolta da Virginia a Bogotà! Non poteva andarmi meglio.

Virginia è la mamma di Juli, un’amica colombiana che mi ha aiutata a pianificare il viaggio

(mentre mi dibattevo tra Argentina, Bolivia e tutti gli altri lei,

che al momento viveva qui all’Albero mi fa “ma vai in Colombia!” ed io,

senza pensarci un attimo “Ma sì!”). 


Virginia mi ha formata e dato tutte le dritte indispensabili

per introdurmi al meglio nella cultura colombiana.

Dopo due giorni “ristoratori” con lei (lo avreste mai detto a Bogotà?!?)

riprendo lo zaino, saluto la mia prima fatina colombiana e parto per l’Amazzonia!

Atterrare all’aeroporto di Leticia è un’esperienza in sè!

La vista dall’alto è sensazionale: verde, solo verde!

In questo aeroporto piccolissimo e rudimentale - davvero affascinante!

- ti accolgono un’ondata di umidità, i cagnolini della polizia che camminano

su tutti i bagagli sul tappeto mobile e, indovinate? Il verde!

Una volta allontanati dalla città principale ci sono solo alberi,

piante e qualche casetta e negozietto visibili lungo la strada.

Difficile da descrivere. L’Amazzonia è fatta di natura e popolata

da gente di passaggio, del posto o persone che hanno senz’altro fatto

una scelta forte di vita. In città trovi supermercati e tutti i tipi di servizi

ma basta allontanarti un attimo per sentirti davvero distante da tutto. 

Una delle sensazioni più profonde che ho provato nella foresta

è stato quello stordimento, quella specie di ronzio nella testa

che ti accompagna nei primi giorni. Hai paura degli insetti,

all’inizio ti copri e allontani le zanzare poi, esausto, ti scopri e cominci ad ucciderle.

Dopo poco ho incontrato Valerie, la donna che mi avrebbe ospitata

nei giorni successivi nella foresta. 

Valerie offre un letto/divano nella sua casetta di legno a Cerca Viva,

una riserva naturale a pochi chilometri da Leticia,

l’unica città colombiana nella foresta. 

Ho sempre amato queste “case” in cui non è ben chiaro il confine

tra abitazione e natura, fatte di materiali naturali e in cui senti

tutto quello che succede fuori e “quello che succede fuori”

significa grilli, uccellini, altri animali o al massimo persone. 

La cucina di Valerie non è realmente chiusa

e ogni mattina arriva una gallina a covare un uovo nella zona predisposta al fuoco,

che non viene usata perchè la cucina è attrezzata con i fornelli.

Un uovo in dono ogni mattina da una gallina che ti ha scelta, che vuoi di più?

Non bisogna immaginarsi che chi sceglie questo stile di vita oggi

decide di rinunciare completamente a tutto,

si può decidere di comprare al supermercato in città una volta a settimana,

togliersi qualche sfizio o cucinare e vestire quello come si vuole.

Semplicemente è molto diverso rispetto ad avere tutto a portata di mano

tutti i giorni e visto che devi portare tu stesso l’immondizia in città

ti fai due conti prima di produrre rifiuti.



Valerie ha scitto un libro, diversi racconti e sta per uscire

un bellissimo documentario sulla sua vita, per vedere un’anticipazione cliccate qui o qui.

Mi sento fortunata per aver avuto la possibilità di stare da lei,

è l’esempio concreto di quanto i momenti più difficili possano diventare

una grande possibilità, questo ti fa credere che quando tutto va male

non vuol dire che tu sia destinato a vivere miseramente

ma devi solo cambiare le tue lenti per vedere un modo diverso di vivere

e...lanciarti in una nuova avventura!

E’ quello che ha fatto lei: dopo una serie di eventi negativi nella sua vita

ha preso la decisione di andare a vivere con il suo compagno in una comunità di indios.

Lì ha passato due anni con loro. Che cosa significa vivere per due anni

in un villaggio sperduto con una comunità di autoctoni dell’Amazzonia?

Significa cambiare le tue priorità, non più vestiti, soldi, bollette

o cene carine ma essere impegnati per tutto il giorno a procurarsi cibo,

cucinarlo, stare attenti al riparo e scambiare aiuto,

avere tempo libero per fare qualcosa che ti piace e far parte di una comunità.

Dopo questa esperienza di due anni un bel giorno Valerie e Miguel

hanno deciso di attraversare il fiume Putumayo e arrivare a Leticia. 

Tutti arrivano a Leticia in aereo, loro invece ci sono arrivati remando per cinque mesi.

Il Putumayo lo hanno attraversato in canoa

e nel libro “Into the Amazon, journey of a lifetime”, scritto da Valerie,

si capisce bene che in un viaggio così ti affidi alla tua capacità

di attirarti eventi positivi e fai di ogni imprevisto una occasione per testare te stessa,

l’altruismo, la generosità e l’accoglienza degli altri e della natura.

Una volta a Leticia ha costruito la sua casetta di legno insieme ad altri

in una riserva naturale, dove vive da oltre vent’anni,

lì ci sono poche casette di legno in mezzo al verde!

A 78 anni vedi Valerie girare in bicicletta o motorino con zaino in spalla

e a quel punto rivaluti completamente il concetto di vecchiaia.

Valerie è stata una parte importante del mio percorso,

il suo libro mi ha accompagnata per tutto il viaggio in Colombia

e tuttora mi tornano in mente queste frasi che danno un senso

a tutto quello che faccio e a tutto quello in cui mi impegno:

“Le uniche cose che importano nella vita sono le nostre esperienze,

alla fine non siamo altro che il frutto delle nostre esperienze.”