Ritorno a parlare dell’Amazzonia perchè non si può esaurire un argomento così

in un unico post, forse neanche in dieci, io intanto ne scrivo un paio!

In generale in Colombia non ho fatto molti giri turistici, volevo girare con lentezza

e stare con la gente del posto, imparando dalla cultura e dalla vita quotidiana degli altri.

Uno dei posti che ha lasciato un segno forte è stato San Martin de Amacayacu,

nel cuore della foresta amazzonica, abitato dalla comunità indigena dei Tikuna.

Questo è un villaggio davvero piccolo, non lontano dal più conosciuto

puerto Nariño ma più difficile da raggiungere e quindi non turistico. 

 

San Martin

 

A San Martin sei lontano da tutto, non c’è molta acqua e il telefono prende pochissimo.

Tuttavia ci sono tante risorse umane se vuoi rendere il tuo soggiorno attivo. 

Io ho scelto di prendere del tempo per osservare la vita quotidiana della gente

del posto da vicino, praticamente dalla stessa casa.

Sono stata da Heike, un’altra fatina dell’Amazzonia. Di origine olandese, è approdata

in questo villaggio remoto per fare una ricerca su un particolare tipo di formica

e poi si è trasferita qui per amore di Josè, nato e vissuto sempre a San Martin

e coinvolto nella salvaguardia di quell’angolo di paradiso e della comunità locale. 

Heike accende il fuoco almeno tre volte al giorno per cucinare per tutta la famiglia

e gli ospiti del suo boutique hotel Casa Gregorio in cui organizza anche laboratori

coinvolgendo i locali.  Sa maneggiare quel fuoco come se fossero fornelli a gas e cucina

davvero con quello che ha, non si sa mai cosa arriva lì, a volte passa la contadina,

a volte qualcuno riesce a portare un pollo, a volte si va a Leticia a far spesa,

magari sua cognata riesce a fare l’acai o Josè può pescare se l’abbondanza

del fiume lo permette. Ditemi voi se questo non è cambiamento! 

Mi è piaciuto molto stare con lei e la sua famiglia di San Martin,

sentire le storie di Josè e nutrire il mio cuore con il sorriso travolgente dei bambini. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Meals with the family

 

Nel mio viaggio della lentezza è stata una tappa perfetta, un giorno Heike mi ha portata

a lavare i panni al fiume e lì c’è stato il primo bagno in acque amazzoni,

che fino ad allora mi erano apparse torbide e pericolose. 

Quel tuffo voleva dire entrare in contatto con quella natura e lasciarmi permeare,

voleva dire guardare con occhi diversi e diventare più complice dei bambini

che giocavano per ore lanciandosi da un tronco galleggiante,

quel tuffo era la libertà di poterlo fare ancora!

Un giorno sono andata in kayak con una guida locale, un fratello di Josè che sapeva

di tutto di piante e alberi e proprio parlando con lui sono nate diverse riflessioni

su come sta approcciando la “modernità” in quell’angolo ancora incontaminato.

I bambini del villaggio infatti sono adesso in una via di mezzo,

verso “l’istruzione” imposta dalla chiesa, ma stanno sicuramente perdendo

un patrimonio di conoscenza unico perchè non possono più, al mattino,

imparare tante cose dalla mamma o dal papà. I figli di Josè si alzavano di buon mattino

per spendere 3 ore andare alla scuola più vicina con una barchetta motorizzata. 

Il percorso tra gli alberi sommersi per arrivare a San Martin

 

L’Amazzonia e la tappa a San Martin in particolare mi hanno riempita di ispirazione

sul concetto di vivere con semplicità, rendersi felici con le piccole cose

e giovare di tutto quello che la natura ti da e delle piccole cose, che sia un libro,

una passeggiata o stare lì per ore a guardare i bambini giocare.