Sono in uno di quei momenti in cui proprio non riesco a trattenermi,

piena di emozioni che ho solo voglia di condividere, questa volta con tutti,

non solo con le persone che mi sono più vicine!

Da tanto ormai non si fa che parlare di referendum sul petrolio,

sì, no, astensione, ecc ecc.

Basilicata

E ogni volta che sento una parte di noi lucani così coinvolti nell’argomento

“perché le trivelle ce le abbiamo in casa”, il mio pensiero va ai miei amici che vivono

a Roma o in altre parti di Italia, chissà che ne pensano? Chissà se l’argomento

li sfiora tra le varie cose tra cui devono correre nella vita quotidiana.

Mi rendo conto che quando il problema non è vicino ci sono sempre altre priorità,

a volte scuse per non impegnarsi quel giorno a quell’ora a prendere i mezzi,

recarsi alle urne, aspettare e votare.

Per il 17 aprile non ho preso impegni, nel mio calendario c’è scritto referendum

e tutto il resto non conta…ospiti, colazioni, gite fuori porta,

tutto verrà in secondo piano, sì anche il mio lavoro.

Ci sarò a votare non perché penso che questa sia la soluzione

ma perché mi è stata data una possibilità democratica per farmi sentire,

per far capire alle grandi multinazionali dell’energia e a politici e amministratori corrotti

che devono considerare anche NOI che viviamo questi territori avvelenati e devastati

e che ci troviamo a combattere con eco-mostri, tumori e acque

costantemente avvelenate. Ci sarò perché ci ostiniamo a considerare

i combustibili fossili come l’unica possibilità

ma se la loro estrazione diventasse meno accessibile e meglio regolamentata

inizieremmo a considerare seriamente alternative rinnovabili che esistono,

sono possibili e, ad oggi, addirittura condivise e locali.

Ho sentito il bisogno forte di scrivere dopo l’incontro di ieri con Retenergie

(anche in questo caso niente gite fuoriporta, niente impegni dalle 17:30 in poi,

perché avevo la grande possibilità di esplorare delle alternative) in cui ho imparato

che ci sono forme di condivisione di energia pulita, rinnovabile, locale e controllata

e che posso avere questa energia a partire da domani, non devo più scervellarmi

per mettere il mio pannello solare a distogliere l’attenzione dalla storia dei Sassi.

Sapere che c’è una cooperativa di cui io stessa posso far parte con una quota minima

e in cui ho voce in capitolo, sapere che mi permette di ricevere energia pulita

tutte le volte che accendo l’interruttore della luce, a me fa felice.

Fino ad ora il mio sforzo è stato quello di chiedere ad Enel se l’energia che ricevo

proviene in parte da fonti rinnovabili, loro mi dicono di sì, ma non so se proviene

dai pannelli che hanno invaso i nostri campi o da eco-mostri buttati chissà dove,

in un Paese che non è il mio. Che poi lo sappiamo dove, parliamo di tutti quei posti

in cui la gente, le amministrazioni e i politici locali lo hanno permesso senza ribellarsi.

Il problema nasce e si sente parlare proprio di tutti quei casi in cui è la gente

a farsi forte e a ribellarsi. Qualcuno mi dirà, ok tu hai dietro casa il problema del petrolio,

non quello dell’energia elettrica, così non lo hai risolto!

Io rispondo che non solo il mio problema più vicino

è sulla terraferma e non in mare (quindi non sto votando per casa mia) ma,

aspettando un’alternativa interessante al mio problema (a cui cerco di andare incontro

con le mie scelte di tutti i giorni, rendendo il petrolio sempre meno necessario nella mia vita),

cerco di aiutare chi vive nei pressi di una centrale a carbone in Italia o nel mondo.

Io non avevo idea di come fosse fatta una, me ne ha parlato ieri Daniela,

Vice-presidente di Retenergie che la combatte da anni a La Spezia,

poi mi sono informata, ho fatto una ricerca e mi rendo conto che viverci vicino

non dev’essere un bel respirare oltre che un bel vedere.

Centrali a carbone

Ieri ho anche sentito parlare un rappresentante di Banca Etica,

una banca che finanzia solo progetti sostenibili dal punto di vista socio-ambientale,

fino ad ora non mi ero chiesta per bene cosa dove andassero

a finire i miei magri fondi in banca. Ora so dove voglio investire.

Mi sono commossa quando ho sentito che per la prima volta scienza e religione

vanno d’accordo su un punto: i combustibili fossili vanno lasciati sotto terra

perché l’ambiente ci sta già dando dei segnali forti

e noi dobbiamo porre fine al suo sfruttamento. Arriverà un giorno in cui  ci accorgeremo

di quello che ci serve veramente, elimineremo tutto il superfluo e lì ci accorgeremo

che il superfluo fino a quel momento è stata la nostra priorità fino ad oggi.

Per il 17 aprile, se potete, ricavatevi una mezz’ora del vostro tempo

e date un segnale con me votando sì, facciamo sentire che ci siamo.

Per il resto apritevi a un mondo meraviglioso di possibilità

che vanno incontro alla nostra Terra e non contro di lei non solo perché ci sono

e vanno utilizzate ma anche perché vi permetteranno di incontrare una fetta

di gente bellissima che abita questo mondo rispettandolo e prendendosene cura.

Apro e chiudo queste mie riflessioni con due frasi di Gandhi che hanno cambiato

il mio approccio a tutto quello che mi circonda 

e che cerco di mettere costantemente in pratica.

Ci sono abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di ogni uomo, 

ma non l’avidità di ogni uomo.

(Gandhi)

 

 

Fonti:

enciclica 165 - 179

Basilicata e petrolio - Internazionale

Eni, scandali e Val D’Agri

scienziati contro lo Sblocca Italia

Le bugie del No al referendum

Sì al Referendum, tutta la verità